Le anime di Marco Polo

Amsterdam

 

Cade in un braciere l’ostia
e non brucia. Se vuoi
puoi crederci però sottovoce. I miracoli
preferiamo farli, ogni giorno
camminiamo nell’asciutto
i piedi sopra tronchi di querce
piantati dentro l’acqua. Nettuno
un tempo ci avversava
ora è nostro alleato. Amsterdam
raccoglie nel suo nome
una diga un fiume, tre canali
circondano la città come un fossato.
Fuori il mare del Nord ci porta dappertutto.

Pubblicato nella collana "Tabula", Book Editore, 2015. Grafica Book Editore. In copertina: Nino Memo da Viaggio nella Memoria

 

 

“Baroni ricanta l’anima di Marco Polo simile ad un procedere di toni e di scoperte che si accavallano narrando le fasi di una geografia interiore vivacissima e sorprendente, incredibilmente suggestiva…Baroni conosce i venti, le ombre, gli angoli oscuri dei continenti, le strade di casa e le più lontane vie dei commerci”

(Giuseppe Marchetti)

 

“Storia, natura, mito e paesaggio sostanziano i versi piani e nitidi di questa raccolta”

(Amedeo Anelli)

 

“la sua poesia, nella sua essenzialità, ha una mirabile grandiosità di visioni, concetti, riflessioni, personaggi, storia e vita”

(Giorgio Bàrberi Squarotti)

 

“In qualità di lettore confesso che la presa è rapida e funziona, che la lettura è agevole, piacevole, divertente, ricca di spunti di riflessione”

(Paolo Polvani)

 

“Il poeta parmigiano con questo libro ha sicuramente confezionato una raccolta unica nel suo genere, che va letta e riletta per viaggiare attraverso la poesia in tanti luoghi”

(Luca Ariano)

 

“Ho finito da poco di leggere il suo volume di versi “Le anime di Marco Polo”, e devo dirle che questo suo lavoro mi è piaciuto molto, sia per la ricchezza ed “unitarietà” dei contenuti  che per la coerenza ed intensità stilistiche”.

(Mariella Bettarini)

 

“Giancarlo Baroni è un’anima in viaggio, un corpo in cammino, uno spirito curioso  come quello dei personaggi (navigatori, missionari, conquistatori, mercanti, esploratori… ma anche eroi mitologici e persone comuni) che popolano questa raccolta dallo stile punteggiato di ironia, terso, accurato, efficace negli enjambement, dal metro libero ma con una presenza piuttosto costante di settenari. “

(Alessandro Ramberti)

 

“Il punto di forza della poesia di Giancarlo Baroni è dato dalla profonda venerazione per la rigogliosa e comune *madre terra*, il minimo comune multiplo che azzera, e comunque pone su un piano defilato e secondario, il problema del tutto accidentale e sempre relativo alle specifiche esperienze di viaggio. L’autore lascia chiaramente intendere, attraverso metafisiche visioni neanche troppo dissimulate, l’esistenza di “*torrenti segreti*” che uniscono – in un afflato universale – i più sperduti villaggi, le più inimmaginabili lande d’ogni inenarrabile epopea, accomunate nella loro essenza come parti indivisibili di un’unica, sciamanica anima del mondo: “*un fiume sgorga da epoche distanti*”. “

(Francesco De Napoli)

 

“Senza mai ricorrere a teoremi filosofici o ad artifici letterari la tessitura del dettato è aperta nella semplicità dei passaggi vividi e lievitanti , scolpiti con l’arguta condivisione del vissuto.”

(Antonio Spagnuolo)

 

“Sono viaggi filtrati da proiezioni fantastiche, immaginari più che documentari. E’ una raccolta poetica originale, che ci fa risvegliare da un certo torpore liricheggiante dell’attuale scena italiana.”

(Elisabetta Beneforti)

 

“…la compiuta espressività di un poeta che da anni lavora quasi in sordina ma che sa forgiare versi indimenticabili, densi, forti di umori, aperti verso l’infinito.”

(Dante Maffia)

 

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I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli

Anno 2009

Creste

*

Le vostre frasi nascondono
messaggi bellicosi. Durante le conquiste
colpite il rivale meno forte
usando la cresta come elmetto. Zuffe
o semplici avvertimenti. Ali sfregate sulla terra
e minacce col becco. In mostra
la vampa delle piume il volume del collo.

*

Creste regali e fiammeggianti
riflessi sulle ali. Rossi rubino
cangianti blu cobalto
vi accendono il dorso. Sul petto
uno scudo colore dello zolfo
o di verde metallo. Zampilli filiformi
spuntano dalle piume della coda
simulando arabeschi. Sottili filamenti
vi arruffano i ciuffi sulla fronte
e la incorniciano.

Pubblicato nella collana "Le Nuvole", edizioni Mobydick, 2009. In copertina Alberto Zannoni, "verba volant ..."

 

 

“…Più che cantare questi uccelli parlottano e tendono a filosofeggiare sul male e sul bene nel loro ecosistema. Diversi da noi, che apparteniamo a un’altra specie, vivono soprattutto tra i vegetali, i quali formano anch’essi un mondo a parte, un altro Regno. Uccelli e umani si studiano a vicenda e da lontano: trovano somiglianze e differenze e dalle loro osservazioni zampilla qua e là un’ironia molto civile. (…) mi sono abbandonato a quei molteplici e fini disegni di alucce puntute e di becchi acuminati che talvolta assoggettano i colori; e a partecipare della stanca delusione della vita che sempre ritorna nelle pagine di Giancarlo, e che trova la propria salvezza nella educata pazienza e nel distacco dell’ironia e, soprattutto, nella sua ricerca poetica che è giunta a questa preziosa e singolare opera”.

(Pier Luigi Bacchini)

 

“Ciò che meraviglia di quest’opera è piuttosto la leggerezza pensosa di cui sono fatti questi versi, che inscenano un dialogo molto urbano, quasi da conversazione settecentesca, tra gli umani e gli alati…Quelli di Baroni sono testi brevi, costruiti sapientemente con versi di varie misure, quasi per rendere anche visivamente l’effetto di un’ala”.

(Maria Luisa Vezzali)

 

“ …Baroni è convinto che il male possa annidarsi ovunque. Ma, accanto al male, o ad esso intrecciata in modo inestricabile, c’è la grazia, la magia, la bellezza”.

(Paolo Lagazzi)

 

“Baroni sorprende con la sua bravura prosodica; un divertente e sapiente manuale di uccelli, di ottimo gusto.

(Arnaldo Ederle)

 

“Baroni…sembra avere raggiunto, con questa raccolta, una precisa maturità stilistica…Il suo verseggiare – modulato in genere sui metri brevi, in specie il novenario, franto in un sottile ricamo di strofe la cui levità…ricorda certe brevità caproniane – è svelto, agile, perfetto nella resa dell’innocente furbizia del fitto dialogare dei merli”.

(Giovanni Ronchini)

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Una incerta beatitudine

Anno 2004

”Avrei potuto intitolare questo libro, che riguarda la scrittura letteraria, “Per una infinità di motivi” (la frase è di Beppe Fenoglio). Poi mi sono chiesto quale, in particolare, fra quegli infiniti motivi, mi spinge a scrivere. Una incerta beatitudine – è stata la risposta – mi ha spinto a farlo.
Queste recensioni e brevi saggi – pubblicati, fra il 1994 e il 2004 sulla pagina culturale della “Gazzetta di Parma”, sulla rivista faentina “Tratti” e su quella parmigiana “Malacoda” – compongono nel loro insieme un’opera nuova e inedita”.

Pubblicato nella collana "I Saggi Mobydick", edizioni Mobydick, 2004. In copertina Alberto Zannoni, "ecritures"

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Cambiamenti

Anno 2001

Elevando le cime himalayane

 

L’India penetrò dentro la Cina
come volesse attraversarla.
Per causa degli ostacoli incontrati

non smetteva di premere,
sollevando le cime himalayane
quasi accanto agli dei.

Pubblicato nella collana "Le Nuvole", edizioni Mobydick, 2001. In copertina Alberto Zannoni, "Meccanismi"

 

 

“ Dunque, una poesia ritmata sul presente che però continuamente rinvia il lettore ad un altro clima, ad un’altra natura e ad una razionalità scientifica fatta di dubbi e di domande, di persone piccole piccole che ora sono cinesi, ora “cavalieri nomadi”, ora schiavi, ora “bambini minuscoli”, ora semplicemente “ragazzi” che ci “satireggiano”. Dovremo davvero imparare a veleggiare lungo queste coste ancora inesplorate, ma piene di porti riparati e di angiporti”.

(Giuseppe Marchetti)

 

“Violenza e ambiguità del divenire costituiscono il tema della raccolta. Rivolgimenti cosmici, evoluzioni biologiche, processi storici e trasformazioni sociali attestano l’ineluttabilità del cambiamento, ma non il suo valore.
Ragionevolezza, solidarietà, spirito critico, sembrano alcune fra le virtù necessarie per progredire. Allo stesso modo la poesia, che l’autore esercita con nitidezza e arguzia, eleganza e calore”.

(dal risvolto di copertina)

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Contraddizioni d’amore

Anno 1998

Siete voi che amiamo

 

Siete voi che amiamo
care signore
che stamattina
attraversando questa strada
l’avete profumata di pane.
Sporgeva dalle vostre borsette
come una luna in miniatura.

Sappiamo che tenete
nei portafogli come resto
le chiacchiere del droghiere,
e che per ogni
confidenza scambiata
– per ricordarvi
di scordarla al più presto –
stringete un nodo sottile al fazzoletto.

Pubblicato nella collana "Le Nuvole", edizioni Mobydick, 1998. In copertina Alberto Zannoni, "Carteggi"

 

 

” …in questa raccolta che tutte le precedenti riassume e ripropone con ostinata e meritevole pazienza, Baroni ha certamente voluto accogliere anche la certezza (la certezza incerta del poeta) di una maturità espressiva e stilistica che diviene palpabile cosa anch’essa”.

(Giuseppe Marchetti)

 

“… il realismo di Baroni, la sua tenace illusione di restituire ordine al caos, l’attesa “di più nascoste simmetrie” paiono sempre sull’orlo del tradimento, dell’impensata metamorfosi, della scompaginatura in direzione metafisica, così che gli oggetti, i colori, le figure, le parole, si ritrovano a navigare in una zona neutra, astratta…”.

(Fabrizio Azzali)

 

“Eppure, a me sembra che la scrittura di Baroni riveli non tanto l’attitudine, quanto la volontà dell’equilibrio: una specie di ossessività della simmetria che è già equilibrio verso la tensione…”.

(Rossano Onano)

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Gli amici di Magnus

Anno 1996

“Ma di cosa si sfamavano Eraclito, Socrate, Platone? Le loro tavole…erano quasi allergiche alla carne, e certi cibi come pomodori, patate, zucchine, peperoni, fagioli, polenta e cioccolata, importati dall’America, oppure arance, pesche, tè, caffè e spaghetti, originari dell’Asia e dell’Africa, erano allora completamente sconosciuti. I Greci classici mangiavano invece parecchio orzo con cui tra l’altro preparavano delle schiacciatine senza lievito che usavano come pane. Poi tanto pesce e olive, legumi, formaggio di capra, qualche verdura, poca frutta, fichi e uva”.

Pubblicato nella collana "I libri dello Zelig", Mobydick,1996. In copertina Vania Bellosi, "Balconi & Nuvole".

 

“ Una bella compagnia, quella dei giovani amici di Magnus, insegnante di scienze alle scuole medie che offre il salotto di casa al comune piacere di raccontar storie: che siano poi vere o gonfiate o inventate…che importa?, se aiutano a star meglio, se ricostituiscono un focolare d’umanità, se, come scopriamo con l’incedere misurato e pulito delle vicende narrate con prosa cristallina da Baroni, la vita stessa di alcuni dei partecipanti al “convivio” si fa racconto e il racconto riflesso delle complicazioni poste dalla vita produce nuova vita?…Baroni…crede nella parola che consola e che crea; e nella non facile vita, pure”.

(Silverio Novelli)

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Simmetrie e altre corrispondenze

Anno 1993

Simmetrie

 

E’ una campagna disordinata, questa,
che si apre in chiazze d’acqua sporca,
in cespugli seccati, e che si imbosca
in un dedalo di solchi irregolari.

E’ una pesta distesa di melma,
e di erba schiacciata.

Tra queste smorte geometrie sconvolte
vacilla la nostra attesa di nascoste
simmetrie.

Pubblicato da Edizioni Del Leone, 1993.

 

”Negli ambienti che appaiono in nitidi disegni verbali, come nelle tracce lievi e profilate di scorci di persone e di cose, Baroni è presente come a vigilare, misurare, scegliere affinché la lingua che li esprime mantenga fresca la loro discreta e leggera cantabilità, il cordiale e insieme ironico “narrare” . Con versi così fatti, il poeta scorre un nastro di fotogrammi che va dalla registrazione “geometrica” di personali stati d’animo alla descrizione di esterni e interni, pervasi sempre, però, da riflessioni che animano i contenuti di sottili vibrazioni emozionali”.

(Arnaldo Ederle)

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IRENE IRENE

Anno 1992

“La tua sola presenza , dolce e sicura, è bastata per allontanare da me avversioni e timori, così che il filtro emotivo con cui coloro il mondo, e che oscilla abitualmente tra il grigio e il bruno, si è acceso di verdi vibranti, di azzurri intensi, di gialli luminosi. Malinconie, ansie e inquietudini: scomparse! Potrei considerarmi guarito, forse salvato se, come te, io avessi fede. Ma le leggere scosse che avverto da quando sei partita mi fanno sospettare il ricomporsi di vecchie abitudini, a cui non voglio pensare, per godere di questa insolita placida allegria”.

Pubblicato nella collana "I libri dello Zelig", Mobydick,1992. In copertina Vania Bellosi, "Irene".

 
“ Quel che conta per Baroni è trasmettere con la parola scritta una interiorità ricca e variegata, tendenzialmente prorompente ma sempre ben contenuta entri i confini delimitati dall’autore, preoccupato di non cadere nella trappola della magniloquenza retorica, ma anche attento a non farsi sfuggire nulla dal rigoroso controllo della mente ”.

(“Gazzetta di Parma”, 16 settembre 1992)

 


							
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Enciclopatia

Anno 1990

Per una cultura enciclopedica; ovvero: la morte

 

Se tu mi dicessi
Tamo
Gridato senza l’apostrofo
Temo
Ne morirei.
Non solo perché mi piaci
Tu, anima mia
Ma, principalmente,
Per l’ipocondria mia resistente
E la paura del moto:
Attrazione abissale del vuoto
Oltre il profondo
Oscurarsi del mondo:
Vertigine, voragine, ansia
Di pesantezza, libidine
Concettuale:
Tomo finale.

Pubblicato da Edizioni Tracce, 1990.

 

“…al fondo abita un pacato e meditativo richiamo di natura universale, che schiarisce la vista e la coscienza, come una certezza al di fuori e al di sopra di ogni incertezza…, apprensione e accettazione di una misteriosa precarietà: “La vita è un mistero assurdo: la morte”.

 
(Marcello Turchi)